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L’operosità degli abitanti del
territorio montalcinese non è cosa nuova né recente. Le ricerche archeologiche,
qui compiute a partire dagli anni '50, hanno rivelato la presenza di
insediamenti preistorici di grande dimensione. In un terrazzamento che si
affaccia sulla valle dell'Ombrone sono venute alla luce le testimonianze della
prolungata attività di una vera e propria ‘industria’ litica, una ‘fabbrica’ di
utensili di pietra lavorata mediante percussione, dove sono stati recuperati
oltre 2.000 pezzi appartenenti ad età preistoriche diverse.
Nelle località che circondano la città, in un raggio di 15 chilometri, sono
venuti alla luce insediamenti di tipo neolitico, semplici luoghi di sepoltura di
villaggi agricoli, o siti meglio organizzati in forma di castelli circolari,
quali quello del poggio Civitella e del poggio Castellari o del Poggio dell'Arna,
ambedue questi ultimi dotati di strutture difensive di tipo militare di stile
megalitico. Le prime popolazioni di questi insediamenti contribuiranno poi,
mescolandosi alle immigrazioni assire, fenice, celtiche, vichinghe e greche,
alla nascita di una nuova civiltà, quella Etrusca. A partire dal II secolo a.C.
questa zona è interessata dall'espansione romana.
Anch’essi assai sensibili all'attrazione di luoghi ameni e produttivi, i vicini
romani, con la loro organizzazione basata sui tracciati stradali e sullo
sfruttamento razionale dell'agricoltura e del patrimonio boschivo, cambiano il
volto dell’economia di questi luoghi attraverso una rete efficiente di fattorie
per la produzione agricola da destinare alle città importanti.Il declino della
potenza economica e del benessere creato dall'impero romano, (siamo all'inizio
del medioevo), si fa sentire in modo particolare in zone decentrate come questa,
di difficile collegamento con le città, peraltro anch'esse sempre più isolate a
causa delle continue invasioni e guerre.
Per la popolazione rurale la vita si fa grama, le già spartane condizioni di
vita si induriscono e divengono aspre, tanto da convincere la maggior parte dei
coloni all’abbandono. Unico conforto quello offerto dalle comunità monastiche,
che colonizzano i paraggi attorno alle abbazie, creando un ordine nuovo che
tanta parte ebbe nel risollevarsi degli spiriti, grazie al contributo alla
rinascita fornito dai frati che le abitavano.
Nei decenni che precedono l'avvento del Brunello, le foreste estesissime di
queste zone erano fonte di sostentamento per buona parte della popolazione
locale. Stagionalmente, quando non impegnati in altri lavori di carattere
agricolo, si frequentava il bosco, addirittura trasferendocisi con parte della
famiglia in povere capanne, per completare il taglio del legname da utilizzare
intero oppure trasformato in carbone vegetale per un suo più facile trasporto in
zone lontane. La foresta che circonda Montalcino resta comunque ampia e ben
curata, e forma un manto verde di macchia, lunghissimo, che scende obliquo verso
il mare. Varie sono le essenze arboree ed arbustive che compongono questo verde
mosaico; lecci ed altre varie specie di quercus dominano il territorio,
circondati o inframmezzati da castagni e ornielli, poi da corbezzoli, lentischi
e, in basso, rose canine, ginestre, mirti e ginepri, per arrivare ai profumi
intensi ed officinali di una flora abituata a fare i conti con ben poche piogge
ristoratrici.